Livello amatoriale, professionale o professionismo: quale il migliore?

Apr 11, 2014   //   by admin   //   Danza Cagliari Blog, Danza classica  //  No Comments

A lezione con una mia allieva

A lezione con una mia allieva

Parto da questo spunto di riflessione, suggeritomi da un amico di vecchia data, anche lui nel campo della danza.

Penso che la questione posta in questi termini  non sia corretta. Ritengo infatti che ciascuna di queste categorie abbia una sua dignità, e non si possa fare tra le tre, una scala di maggiore o minore valore.

Il problema va invece riportato all’interno di ciascuna delle tre categorie.

All’interno di ciascun livello infatti, ciò che conta è “come viene praticata” la danza.

Si può infatti danzare in modo più o meno approssimato, con maggiore o minore rispetto delle regole tecnico-accademiche, con una maggior o minore pulizia, con una buona o cattiva impostazione, ecc, ecc.

Diciamo quindi che all’interno di ciascuna categoria, si potrebbe pensare ad una scala graduata ad esempio da 0 a 10.

Chi preferire allora? Un professionista o un professionale da “zero”, o un amatoriale da “dieci”? Per me non ci sono dubbi: un amatoriale da “dieci”!

Ciò significa che quando si fa danza, sia che si studi a livello amatoriale o professionale o che si sia professionisti, la si deve fare nel rispetto dei canoni della Tecnica Accademica e con una corretta impostazione.

LIVELLO AMATORIALE

Se si studia a livello amatoriale, meglio conoscere pochi passi e posizioni, ma corrette e ben impostate, piuttosto che tante, ma tutte approssimate. Non c’è niente di peggio di quegli insegnanti improvvisati, che non comprendono  che gli esercizi devono essere proposti agli allievi in modo corretto, con gradualità, in linea con l’età degli allievi e nel rispetto del loro sviluppo fisico e tecnico. È inutile insegnare le radici quadrate, se ancora non si conoscono le tabelline! Il risultato in questi casi, oltre ai ballerini Boteropossibili danni a livello muscolo-scheletrico, è che gli alunni  acquisiscano errori di impostazione molto difficili  da “debellare”, che possono minare in seguito lo studio professionale, e che le performance artistiche dei saggi diventino delle parodie. Solo perché lo studio è amatoriale, non significa che debba essere impreciso e ci si debba rendere ridicoli!

STUDIO PROFESSIONALE

Anche sullo studio professionale, si possono fare diverse osservazioni. Ormai il termine professionale è inflazionato. Le scuole professionali e i corsi regionali per “insegnanti di danza classica”, spuntano fuori come funghi. Si tratta di un vero e proprio business, ma sulla effettiva preparazione professionale che viene fornita, ho qualche riserva. Ho sentito di corsi professionali che rilasciano l’attestato di insegnante di danza classica, dopo sole 48 ore di teoria annuali. Pensate che 48 ore io le ho frequentate in una sola settimana nel recente corso di aggiornamento all’Accademia Vaganova e che la scuola professionale da me frequentata  si articolava in 500 ore annuali di pratica, e per tutti gli anni di corso! Lascio a voi ogni valutazione.

PROFESSIONISMO

E parliamo infine di professionismo. Professionismo non è sempre sinonimo di preparazione e qualità.   Si va infatti dal professionismo di piccole compagnie che ballano magari alle sagre paesane, dove accanto a professionisti preparati si possono trovare elementi di dubbie capacità professionali, alle performance delle grandi étoiles  e delle compagnie prestigiose dei grandi teatri. Quando quindi un ballerino può ritenersi professionista? Quando esercita la professione di ballerino? Ma questo significa necessariamente che sa danzare?

Come si vede quindi, il solo appartenere alla categoria dei professionisti, o dei professionali, non garantisce essere un bravo ballerino: meglio un pliè ben eseguito da un bimbo di un scuola amatoriale, che un port de bras o un battement frappè mal eseguito da uno pseudo-professionista!

Buona danza! 🙂

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